Stampa

I372 - TIM-OMNITEL TARIFFE FISSO MOBILE


COMUNICATO STAMPA


Collegamenti:
Provvedimento del 28 settembre 1999


COMUNICATO STAMPA


Ammende per quasi 150 miliardi a TIM e Omnitel per intese gravemente lesive della concorrenza nel mercato della telefonia mobile

        L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, nell’adunanza del 28 settembre 1999, a conclusione di un’istruttoria avviata il 7 gennaio 1999, ha deliberato che le società Telecom Italia Mobile S.p.A. e Omnitel Pronto Italia S.p.A. hanno posto in essere intese gravemente lesive della concorrenza sul mercato dei servizi di comunicazione radiomobile, in violazione dell’articolo 2 della legge  antitrust. In ragione della gravità delle infrazioni, a tali imprese è stata applicata un’ammenda complessiva pari a circa 147 miliardi di lire.

        In primo luogo, TIM e Omnitel hanno posto in essere nel 1998 un’intesa, nella forma di pratica concordata, consistente nella fissazione di prezzi identici nella struttura e nel livello per i servizi di comunicazione fisso-mobile. Le comunicazioni  fisso-mobile hanno rappresentato nel 1998 circa il 40% dei ricavi da traffico di ciascuna delle imprese oggetto dell’istruttoria, per un fatturato complessivo di circa 5.000 miliardi di lire. In particolare è emerso che i prezzi   concordati dalle imprese,  anomali per la loro struttura (business e family) e particolarmente elevati rispetto ai corrispondenti prezzi europei, in particolare in orario peak (7,30- 20,30 dei giorni feriali) per gli indicativi family, hanno comportato elevati margini per le imprese e un aggravio della spesa per il consumatore italiano, rispetto a quella media europea, stimabile  per il solo 1998 in oltre  650 miliardi di lire.

        In secondo luogo  TIM e OPI, a fronte dell’imminente mutamento del quadro regolamentare che avrebbe assegnato la titolarità delle condizioni economiche per questi servizi al gestore di rete fissa Telecom Italia a partire dal 1999, e allo scopo di preservare i propri ricavi derivanti dal traffico fisso-mobile, hanno successivamente posto in essere un’ulteriore intesa,  ammessa dalle stesse imprese, ridefinendo in modo concordato nuovi identici prezzi per le comunicazioni fisso-mobile e applicandoli al pubblico contemporaneamente il 6 gennaio 1999.

        In terzo luogo, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accertato che TIM e OPI hanno coordinato il proprio comportamento anche nei confronti degli altri operatori di telecomunicazione nuovi entranti di rete fissa e mobile. Infatti i due operatori mobili hanno attuato un’intesa, nella forma di pratica concordata, consistente nella definizione di prezzi analoghi per i servizi di interconnessione alle proprie reti mobili, determinando così un innalzamento dei costi e una limitazione dell’autonomia imprenditoriale dei soggetti nuovi entranti sul mercato,  ciò che ha ridotto  i vantaggi della liberalizzazione per  gli utenti.

        I comportamenti restrittivi della concorrenza imputati a TIM e OPI sono stati valutati di particolare gravità, in quanto integranti intese orizzontali di fissazione del prezzo, attuate dalle due imprese che rappresentavano, nel 1998, l’intero mercato dei servizi di comunicazione mobile. Tenuto conto di tali elementi, l’Autorità ha deciso di comminare a ciascuna impresa:
- per le intese di fissazione dei prezzi dei servizi di comunicazione fisso-mobile nel 1998, una sanzione dell’1,8% del fatturato dei servizi oggetto di tali intese;
- per l’accordo del 6 gennaio 1999, una sanzione  dell’1% dello stesso fatturato;
-per la pratica concordata di fissazione dei prezzi dei servizi di interconnessione, una sanzione  dell’1% del fatturato relativo ai servizi oggetto dell’intesa.

        Di conseguenza le sanzioni  applicate  sono  state di 100 miliardi e 432 milioni per TIM e di 46 miliardi e 868 milioni per OPI.


Roma, 1 ottobre 1999