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Parere sulla proposta di riforma della professione forense

10/08/2012

COMUNICATO STAMPA

RIFORMA FORENSE: ANTITRUST, NELLA PROPOSTA ALL’ESAME DELLA CAMERA ALCUNE MISURE RESTRITTIVE DELLA CONCORRENZA

In controtendenza con il Dpr sulle professioni appena varato dal Governo. Si reintroducono di fatto tariffe e si allunga il tempo di ingresso dei giovani nella professione.

La proposta di riforma forense licenziata dalla Commissione Giustizia della Camera reintroduce alcune misure limitative della concorrenza tra avvocati, in controtendenza con il Dpr sulle professioni appena varato dal Governo. Lo afferma l’Antitrust, in un parere, a firma del presidente Giovanni Pitruzzella, inviato ai Presidenti di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia.

I profili che destano maggiori perplessità, dal punto di vista concorrenziale, riguardano le norme sui compensi che reintroducono di fatto le tariffe e la durata troppo lunga del tirocinio, che limita la possibilità di ingresso alla professione.

In particolare:

  • Si reintroducono di fatto le tariffe, il preventivo è solo a richiesta del cliente.

Relativamente all’accordo sui compensi con i clienti, la proposta di legge prevede che il preventivo è obbligatorio solo su richiesta del cliente e non è comunque necessaria la forma scritta. In caso di mancato accordo, inoltre, il compenso è determinato utilizzando i “parametri” stabiliti con decreto ministeriale: in questo modo viene ripristinato il rispetto di prezzi uniformi, vanificando così gli effetti della liberalizzazione.

  • Dalle norme sul tirocinio derivano ostacoli alla professione.

Le nuove misure relative all’accesso alla professione irrigidiscono la scelta di chi vorrebbe intraprendere la carriera forense, prevedendo nuovi ostacoli e limitazioni per lo svolgimento del tirocinio la cui durata, ridotta dal decreto sulle liberalizzazioni a 18 mesi, di cui 6 da svolgere durante il corso universitario, viene nuovamente allungata a due anni.

  • Sono previsti limiti e divieti alla pubblicità.

La proposta di legge utilizza il termine “informazione’ o ‘comunicazione’ in luogo di pubblicità facendo sorgere il dubbio che la pubblicità non sia consentita. Anche alla ‘comunicazione’ che potrà fare il professionista vengono apposti divieti (per la pubblicità comparativa) e limiti. In particolare non appare opportuno un intervento del CNF nella determinazione dei criteri sulle modalità della pubblicità.

  • Viene introdotto il nuovo titolo di specialista che può essere attribuito solo dal Consiglio Nazionale Forense.

Per l’Autorità desta preoccupazione che il rilascio del titolo sia subordinato a verifiche che non sono sempre fondate sull’accertamento dell’esperienza professionale effettiva. Sembrano invece preferibili corsi di specializzazione facoltativi che assicurino a tutti la possibilità di acquisire il titolo e permettano l’instaurarsi di un sistema aperto in cui la specializzazione possa discendere da qualsiasi esperienza professionale e di studio o ricerca. Da valutare con cautela l’intervento, ancorché consultivo, del CNF nel procedimento di individuazione delle specializzazioni riconosciute con regolamento ministeriale.

  • Vengono ampliate le incompatibilità con la professione di avvocato.

Secondo l’Autorità, non risultano necessarie né proporzionali, rispetto alla garanzia dell’autonomia degli avvocati o alla tutela dell’integrità del professionista, le incompatibilità a svolgere altre attività di lavoro autonomo o dipendente, anche part-time, né appare giustificata  l’imposizione del limite all’iscrizione degli avvocati in altri albi professionali. Eventuali  situazioni di conflitto di interesse derivanti dallo svolgimento di diverse attività professionali, possono essere risolte con la previsione di strumenti proporzionati, meno restrittivi della libertà di iniziativa economica, quali, ad esempio, le regole di correttezza professionale e i conseguenti obblighi di astensione dallo svolgimento delle attività in conflitto.

Roma, 10 agosto 2012

icon Parere AS974