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Le operazioni di concentrazione di dimensione comunitaria rientrano nell’ambito di applicazione del Regolamento (CE) 139/2004 del Consiglio. Le concentrazioni hanno dimensione comunitaria quando risultano soddisfatti alcuni criteri relativi al fatturato delle imprese interessate, e cioè quando: il fatturato mondiale dell’insieme delle imprese interessate superi 5 miliardi di euro, il fatturato totale realizzato individualmente nel territorio dell’Unione europea da almeno due delle imprese partecipanti all’operazione superi 250 milioni di euro, e almeno una delle imprese interessate dall’operazione di concentrazione non realizzi oltre due terzi del proprio fatturato comunitario in uno stesso Stato membro. Hanno altresì dimensione comunitaria le operazioni nelle quali il fatturato complessivo mondiale sia superiore a 2,5 miliardi di euro; il fatturato totale dell’insieme delle imprese interessate in ciascuno di almeno tre Stati membri sia superiore a 100 milioni di euro; il fatturato realizzato individualmente da almeno due delle imprese interessate, in ciascuno dei medesimi tre Stati membri, sia superiore a 25 milioni di euro; il fatturato realizzato individualmente da almeno due delle imprese interessate nella Comunità sia superiore a 100 milioni di euro, sempre che ciascuna delle imprese interessate non realizzi oltre i due terzi del suo fatturato totale nella Comunità, all’interno di un solo e medesimo Stato membro. Se non sono soddisfatti questi requisiti, ma sono raggiunte le soglie di fatturato contenute nella legge nazionale, le operazioni di concentrazione ricadono invece nell’ambito di applicazione della legge n. 287/90.

La delimitazione degli ambiti di applicazione delle norme comunitarie rispetto alle norme nazionali è meno netta per quanto concerne le intese restrittive della concorrenza e i comportamenti abusivi posti in essere da imprese in posizione dominante nel mercato. Le norme comunitarie debbono essere applicate nei casi in cui la fattispecie possa avere un impatto sensibile sul commercio tra Stati membri. In questi stessi casi, peraltro, il Regolamento (CE) 1/2003 consente anche l’applicazione in parallelo delle norme nazionali, secondo le modalità e nel rispetto dei vincoli previsti dal principio del primato del diritto comunitario e, con particolare riferimento alle intese, dalla regola di convergenza stabilita dall’articolo 3(2) del Regolamento.