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Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

  • Rating di legalità, nuove norme per controlli più stringenti, continua boom attribuzioni
    RATING DI LEGALITA’,
    NUOVE NORME PER CONTROLLI
    PIU’ STRINGENTI,
    CONTINUA BOOM ATTRIBUZIONI

    Nei primi otto mesi del 2016,  616  imprese hanno ottenuto il rating di legalità rilasciato dalla Autorità Antitrust, in aumento rispetto alle 434 attribuzioni dello stesso periodo del 2015. Sono state, inoltre, 1215 le richieste pervenute, con un aumento del 30.1% rispetto al 2015. Bocciate, invece, 28 imprese, ritenute non idonee, mentre soltanto a tre aziende è stato revocato il ‘bollino’, garanzia di comportamento virtuoso.


Collegamenti:
Provvedimento del 4 ottobre 1995


COMUNICATO STAMPA


        L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato che la raffigurazione delle sigarette "Muratti", inserita nel film "College", trasmesso il 28 gennaio 1995 alle ore 14.00 dalla Rai - Rete Due, costituisce una forma di pubblicità non trasparente e come tale la ha dichiarata ingannevole e ne ha vietato la futura diffusione .
        L'individuazione di effetti promozionali in un'opera del pensiero può prescindere dall'effettivo accertamento dell'esistenza di un rapporto di committenza tra impresa e proprietario del mezzo di diffusione, quando lo scopo promozionale possa desumersi anche da altri elementi presuntivi, tali da qualificare come pubblicitario il contenuto dell'opera.
        Nel corso di alcune sequenze del film, prodotto dalla Clemi Cinematografica s.r.l.,  appare un pacchetto di sigarette del quale è leggibile, in maniera evidente, la marca "Muratti".
        In due sequenze del film, in particolare, la protagonista compie gesti innaturali pur di mettere in mostra il dorso del pacchetto.  L'Autorità ha giudicato che l'inserimento delle predette inquadrature nel film non sia giustificato da esigenze artistico-narrative proprio a causa della innaturale gestualità utilizzata nel maneggiare il pacchetto, diretta quindi ad una ostentazione del pacchetto stesso: tali inquadrature denunciano quindi finalità pubblicitarie e si connotano come un'operazione di promozione specifica di un prodotto.
        Considerato che la pubblicità indiretta, o "product placement", all'interno di forme di comunicazione di massa rappresenta una fattispecie di messaggio pubblicitario illecito per l'assenza, come nel caso in esame, di trasparenza e di riconoscibilità, l'Autorità, pur non avendo potuto provare l'esistenza di un accordo formalizzato tra la società produttrice del film e la Philip Morris e in difformità dal parere espresso dal Garante per la Radiodiffusione e l'Editoria (che ha tralasciato di valutare la ripetitività delle sequenze e l'innaturalità di immagini e comportamenti) è giunta alla conclusione che tali sequenze costituiscono pubblicità ingannevole.

Roma, 20 ottobre 1995