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Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

  • PS9699 - Pratiche commerciali scorrette per impianti fotovoltaici: una sanzione di 640.000 euro al Gruppo Green Power
    PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE
    PER IMPIANTI FOTOVOLTAICI
    UNA SANZIONE DI 640.000 EURO
    AL GRUPPO GREEN POWER

    Una sanzione di 640.000 euro è stata irrogata dall’Antitrust al Gruppo Green Power, per le pratiche commerciali adottate nella vendita di impianti per lo sfruttamento dell'energia solare e la produzione di elettricità e calore: queste sono risultate scorrette in quanto ingannevoli, riguardo agli effettivi risparmi ottenibili dall'installazione e ai legami dell’azienda con il gruppo Enel; e aggressive in quanto limitative del diritto di recesso.



COMUNICATO STAMPA



        L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha scritto ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio e al Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni per esprimere un parere, ai sensi dell'articolo 22, della legge n. 287 del 1990, in merito ai due disegni di legge, di recente approvati dal Consiglio dei Ministri e trasmessi al Parlamento, relativi alla disciplina del sistema delle comunicazioni e all'istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
        Attraverso questi due disegni di legge si intende introdurre la liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni e realizzare una riforma organica della regolamentazione delle comunicazioni. L'Autorità condivide pienamente la prospettiva di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, tuttavia ritiene decisivo che i medesimi principi ricevano piena e trasparente attuazione nel testo legislativo, così come ritiene essenziale la rapidità della riforma al fine di recuperare il grave ritardo accumulato dal nostro Paese nella realizzazione del processo di apertura alla concorrenza. Inoltre, un settore sottoposto a regolamentazione non può con ciò sottrarsi al controllo generale sul rispetto delle regole di concorrenza, di cui è pienamente competante l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
        Nella segnalazione, l'Autorità, dopo aver indicato quali sono i principi generali a cui attenersi, avanza alcune osservazioni specifiche in merito alla formulazione degli stessi nel testo in esame, anche riguardo la ripartizione di competenze tra Autorità di regolamentazione e Autorità a tutela della concorrenza.

Principi generali          

        Nell'ambito del quadro normativo comunitario in materia di telecomunicazioni alcuni principi appaiono assumere una fondamentale rilevanza e, di conseguenza, devono costituire i capisaldi della riforma del settore in ogni Stato membro. Tali principi sono: la libertà di accesso al mercato, il diritto ad eque condizioni di interconnessione e l'introduzione di misure che favoriscano l'effettivo dispiegarsi della concorrenza.

Concessioni e autorizzazioni
 
                Nel disegno di legge di riforma del settore delle comunicazioni, la concreta realizzazione della liberalizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni appare, in parte, ostacolata dalla previsione di una disposizione che subordina l'attività di installazione di nuove infrastrutture a un regime concessorio, indipendentemente dall'utilizzo di beni pubblici (art. 3). La liberalizzazione, che rappresenta la premessa di ogni riassetto del settore, comporta il riconoscimento di un vero e proprio diritto di iniziativa economica nel settore delle telecomunicazioni il cui esercizio effettivo può essere eventualmente condizionato al più al rilascio di un'autorizzazione. A questo proposito si consideri che nelle recenti riforme francese e tedesca, proprio in virtù della necessità di recepire pienamente il dettato comunitario, per tutte le attività precedentemente soggette a concessione, viene ora richiesta una semplice autorizzazione, anche se, ove necessario, accompagnata da un capitolato d'oneri di servizio pubblico.
        Le procedure amministrative di accesso al mercato sembrano ulteriormente aggravate dall'attribuzione alle amministrazioni locali singole o consorziate della competenza al rilascio delle concessioni relative alla realizzazione in ambito locale di infrastrutture di telecomunicazioni. In linea con gli orientamenti dell'Unione Europea risulta auspicabile che il rilascio delle eventuali autorizzazioni per la realizzazione di nuove infrastrutture sia affidato ad un'unica autorità competente a livello nazionale. A questo proposito appare utile richiamare quanto previsto dalle legislazioni di altri Stati comunitari, quali la Germania, dove, pur in presenza di uno stato federale, la competenza al rilascio delle licenze per la realizzazione delle infrastrutture avviene a livello centrale.
        Questa soluzione, peraltro, non pregiudica in alcun modo le competenze delle amministrazioni locali in ordine al rilascio delle concessioni per l'utilizzo del suolo pubblico ed in materia di tutela della salute pubblica, dell'ambiente e di edilizia.

Condizioni di interconnessione

        Le condizioni di interconnessione rivestono una rilevanza estrema per la realizzazione di un mercato competitivo delle reti e dei servizi di telecomunicazione. L'Autorità, pertanto, ritiene opportuno che sia espressamente riconosciuto un diritto all'interconnessione e chiaramente previsto l'obbligo per i gestori delle infrastrutture di telecomunicazioni di rendere note, entro i tempi e i modi disposti dalla normativa comunitaria, le condizioni economiche e tecniche di interconnessione. In questo ambito, l'Autorità condivide pienamente l'attribuzione all'autorità per le comunicazioni del compito di definire i criteri e le regole di interconnessione ed il potere di risolvere, in tempi brevi, le controversie tra operatori in tale materia.

Servizio universale

        Per quanto concerne la disciplina dell'offerta del servizio universale, in considerazione della continua evoluzione tecnologica dei servizi di telecomunicazioni e degli attuali livelli di diffusione in Italia della telefonia di base, sembra auspicabile che il disegno di legge di riforma delle telecomunicazioni contenga una precisazione su cosa rientri attualmente nel concetto di servizio universale e sui principi ai quali dovrà uniformarsi l'evoluzione di tale concetto.
        Per quanto riguarda le modalità di contribuzione al finanziamento del servizio universale, l'Autorità ritiene che queste debbano essere proporzionali all'effettiva posizione di mercato dei nuovi operatori di rete, evitando l'introduzione di qualsiasi meccanismo che possa costituire un ostacolo all'ingresso di nuovi soggetti nel mercato. Pertanto, il finanziamento dei maggiori costi imputabili alla fornitura del servizio universale andrebbe assicurato esclusivamente dagli operatori che gestiscono reti aperte al pubblico, in misura proporzionale alla quota di mercato dagli stessi detenuta, esentando dall'obbligo di contribuzione i nuovi entranti e gli operatori che forniscono già un servizio pubblico con caratteristiche di universalità impiegando tecnologie innovative (come, ad esempio, è stato previsto in Francia nel caso dei gestori delle reti radiomobili). Appare evidente che, nessun contributo potrà essere richiesto se non successivamente all'effettiva introduzione, da parte del gestore della rete pubblica, di una contabilità che consenta di evidenziare con assoluta precisione gli eventuali maggiori costi indotti dal servizio universale e la verifica degli stessi ad opera dell'autorità di regolamentazione.

Tutela del pluralismo e tutela della concorrenza

        Il disegno di legge che istituisce l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, coerentemente con i principi della legge n.481/95, che ha istituito le autorità di regolazione per l'energia e le telecomunicazioni, fa obbligo alla costituenda autorità per le garanzie nelle comunicazioni di segnalare all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la sussistenza di ipotesi di violazione delle disposizioni della legge n.287/90, "commesse dagli operatori del settore delle comunicazioni".In questo modo è correttamente sancito che il sottoporre un settore a regolamentazione non può sottrarlo al controllo generale sul rispetto delle regole di concorrenza.

        A questo proposito occorre considerare che gli obiettivi del pluralismo e della concorrenza sono diversi e pertanto devono essere mantenuti separati i rispettivi ambiti di tutela. Infatti il primo rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 21 della Costituzione mentre la concorrenza attiene al principio costituzionale del diritto d'iniziativa economica di cui all'art. 41. Da quanto appena esposto discende che l'autorità per le comunicazioni dovrà assumere il ruolo di autorità di vigilanza del settore e di garanzia del principio di pluralismo informativo previsto dall'art. 21 della Costituzione, mentre l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dovrà avere piena competenza in ordine all'applicazione della normativa a tutela della concorrenza dettata in attuazione dell'art. 41 della Costituzione.
 
        In tale prospettiva l'Autorità auspica che l'art. 1, comma 4, lettera c), n. 10, del disegno di legge relativo all'istituzione dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che demanda a questa le funzioni già attribuite dalla legge al Garante per la radiodiffusione e l'editoria, escludesse quelle previste dall'art. 20, comma 1, della legge n. 287/90, in tema di tutela della concorrenza, le quali così rientrerebbero, più opportunamente, nell'ambito di competenza dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In questo quadro apparirebbe, inoltre, opportuno eliminare dall'art. 2 del disegno di legge in parola ogni riferimento alla tutela della concorrenza a causa delle incertezze che esso potrebbe generare in sede interpretativa e applicativa della normativa. Infatti, in tale articolo sono contenute importanti disposizioni in materia di pluralismo informativo la cui tutela richiede il ricorso a concetti e categorie giuridiche diverse da quelle utilizzate nella normativa a tutela della concorrenza.

Roma, 6 settembre 1996